Meditazione

MEDITAZIONE
La meditazione e' la base per ogni cammino verso la conoscenza.
E' uno stato della coscienza che può essere ottenuto mediante l'indirizzamento volontario della mente verso un determinato obiettivo, interno o esterno al nostro corpo, oppure verso la completa assenza dei pensieri cercando di raggiungere, a livello mentale, la consapevolezza del vuoto e della non dipendenza.
Stato di coscienza perché la MEDITAZIONE non si fa ma si OTTIENE. E' lo stare tra la coscienza e la non coscienza, in quel luogo dove ha ragione di esistere il nostro vero IO.
Il percorso di ricerca di questo luogo o di questo stato di coscienza è estremamente difficile da intraprendere e duro da mantenere ma i risultati che ne conseguono, così come i benefici, sono assolutamente impossibili da credere per coloro i quali non aprono la mente a realtà diverse da quelle che crediamo e che certamente sono più vicine alla natura umana ed alla vita stessa di quando non riusciamo ad immaginare.
Bisogna pensare però che la meditazione può essere anche piacevole e semplice, magari per trovare un momento di rilassamento dallo stress quotidiano o per mettere un pò d'ordine tra il caos che la vita odierna può portarci.
Il fine della meditazione è quindi capire il vero valore della vita cercando di eliminare lo stress e i disturbi che ci offuscano la mente per scorgere quella VIA che se percorsa ci unisce al Respiro Universale.
Per perseguire questo obiettivo sono indispensabili la Concentrazione, l'Intenzione, la Perseveranza.
E' importante considerare la distinzione tra l'Intenzione (Yi in cinese) e il fine della Meditazione stessa.
In tutte le religioni, le filosofie e le culture di tutti popoli passati e presenti esiste il concetto di Meditazione che riporta in qualche maniera alla ricerca da parte dell'uomo del tentativo di ritrovare la propria origine trascendente.
Quindi nonostante le differenti modalità o apparenze, la matrice della Meditazione e le analogie, sono le stesse nelle diverse tradizioni e nei diversi sistemi.
Concentrazione, Visualizzazione e Meditazione
La concentrazione è focalizzazione, allenamento volontario a puntualizzare l'obiettivo del pensiero anche quando tale obiettivo è l'assenza del pensiero stesso.
La visualizzazione è l’uso dell’immaginazione nel rappresentare con la concentrazione un punto, un oggetto, una figura, un luogo o uno stato, al fine di stabilire una diretta comunicazione col nostro pensiero; la visualizzazione diventa allora il mezzo per immaginare volontariamente un obiettivo fino a percepirlo collegato.
La Meditazione avviene quando si è concentrati, si visualizza e si percepisce di essere liberi dai pensieri, liberi dai vincoli e dai movimenti e diretti verso una meta che rappresenta il fine della Meditazione stessa.
Quando si riesce a stare in equilibrio tra gli stati di coscienza e di incoscienza allora si è entrati nello stadio di Meditazione. Ora si può procedere a vivere la ricerca del percorso che porta alla meta.
IL MAESTRO CON ALCUNI ALLIEVI DURANTE UNA PRATICA DI MEDITAZIONE COLLETTIVA

Sistema di Meditazione Buddista
2.500 anni fa il Buddha praticò la meditazione sperimentando diverse tradizioni al fine di eliminare la sofferenza dal mondo attraverso il cambiamento radicale della condizione umana.
E l'illuminazione gli venne durante la ormai famosa meditazione sotto l'albero. Sotto l'albero si mise a meditare spontaneamente, spinto da una esigenza interiore molto forte per una autentica aspirazione interiore. Gli studi gli avevano dato le basi, per perseverare era necessaria la volontà, ma la vera meditazione è nata dentro di lui.
In quella meditazione ha pensato a lungo a come aveva vissuto poi osservò i suoi pensieri da fuori, come se appartenessero ad altri. E le cose gli apparvero prive di contenuto, esistenti unicamente come effetti interdipendenti di un gigantesco processo; l'essenza di tutti i fenomeni è la vacuità, per questo gli sforzi di essere qualche cosa falliscono. Lo sforzo di diventare qualche cosa è il principale ostacolo dell'uomo ad essere se stesso.
Per il Buddismo non bastano le buone intenzioni e una condotta retta per farci raggiungere l'illuminazione. Ci vogliono anche chiara comprensione, penetrante consapevolezza, mancanza di egocentrismo e costante Meditazione.
Le scritture buddiste distinguono fra "arhat", colui che ha conseguito l'illuminazione, ma non la comunica agli altri, e "bodhisattva", colui che ha conseguito l'illuminazione e si propone di aiutare gli altri, cosi come viene interpretata nella tradizione cinese la Dea Guan Yin. Questa importante differenza ha originato due correnti fondamentali del Buddismo: Hinayana o Piccolo Veicolo, e Mahayana, o Grande Veicolo. Quest'ultima si basa sul concetto che il bodhisattva rinuncia ad entrare nel nirvana e rimane nel ciclo delle reincarnazioni per aiutare gli altri esseri senzienti a raggiungere l'illuminazione. Così egli rimane un mediatore tra l'uomo e la verità, è l'incarnazione del messaggio.
Il bodhisattva è un aiuto, ma può anche essere un ostacolo quando l'allievo si abbandona ad un contatto passivo con il suo maestro.
Per questo lo Zen, nei suoi caratteristici Koan, ammonisce: "Se incontri Buddha, uccidilo!". Il Grande Veicolo favorisce una graduale liberazione con la devozione, l'etica, la compassione, la riflessione, la quiete mentale, mentre il Piccolo Veicolo favorisce la possibilità di una realizzazione immediata con la tecnica della presenza mentale, della consapevolezza. I metodi di Meditazione delle due correnti sono simili e sono preceduti da 7 punti fondamentali, che hanno lo scopo di preparare l'allievo alla Meditazione attraverso comportamenti, conoscenze, purificazione e che con la Meditazione costituiscono l'ottuplice sentiero:
- retta opinione, cioè conoscere la realtà autentica delle cose;
- retto pensiero, o retta intenzione, cioè atteggiamenti improntati a compassione e armonia, senza egoismo ed emotività;
- retta parola, cioè attenersi scrupolosamente alla verità;
- retta azione, cioè non compiere nessun atto che possa creare sofferenza;
- retto modo di vivere, cioè non compiere azioni inutili;
- retto sforzo, cioè combattere il male esistente e adoperarsi per prevenirlo;
- retta memoria, o ricordare le verità fondamentali;
- retta Meditazione, cioè la Meditazione che dà forza ai sette punti precedenti. Questo è il punto che distingue il Buddismo da altre vie piene di precetti, regole, comandamenti, da sentieri lastricati da buone intenzioni, ma incapaci dì trasformare la personalità. E' la Meditazione che permette a questi punti di penetrare profondamente nell'allievo, di orientare la sua vita e di favorire un suo sostanziale cambiamento.
Sistema di Meditazione Taoista
Il Dao De Jing, libro fondamentale del Tao è attribuito a Lao Zi, vissuto nel VI secolo a.C.
Il Tao è l'inconoscibile per eccellenza, ciò che non può essere definito, ma che permette la conoscenza. E' il perenne mutamento, il continuo divenire dall'essere al non essere.
Tutto è in continuo divenire, ogni polo si alterna al suo opposto, ogni cosa, ogni evento è condizionato dagli altri e condiziona gli altri. Il Taoista sa che ogni volontà, sforzo, desiderio, ambizione, mette in azione una forza contraria, che gli opposti si generano l'un l'altro.
Principio fondamentale del Taoismo è il non agire contro natura, ma assecondare gli accadimenti. L'atteggiamento della durezza, della reazione, della conquista, della forza, della potenza sono sempre perdenti. Quindi: non contrastare, ma aderire, non imporre, evitare gli scontri frontali ma essere pronti a cedere sull'impatto con la forza avversaria ed è proprio questo principio che da origine a numerosi stili interni del Kung Fu o al Wing Chun che proprio sulla via del Tao tracciano il loro percorso.
La Meditazione Taoista ci chiede di fare il vuoto totale e di trovare nel Qi o nello Shen la sostanza delle cose. Essa è un nucleo di vuoto attorno al quale si mette la forma, è il non essere. Il vuoto Taoista è un continuum, un campo di azione indistruttibile e immortale.
La via è indefinibile, in continua trasformazione, ma non è inafferrabile: esistono sempre dei segnali che permettono all'attento osservatore di capire in che direzione sta andando, a quali risultati sta andando incontro, quale comportamento è preferibile.
Da questo concetto è nato l'Yi Jing, o libro dei mutamenti, che ci permette di indagare negli avvenimenti per conoscerli e potersene servire.
Meditazione Zen
Circa 15 secoli fa, Bodhidharma (in cinese Pu Ti Da Mo), maestro indiano di Meditazione, andò in Cina a portare le sua tecnica che, chiamata Chan in cinese è poi divenuta "Zen" in Giappone ove si è sviluppata. A quel tempo il Buddismo cinese era ricco di cerimonie, riti, dei da adorare, dogmi, testi sacri, ma povero di contenuti. Bodhidhanna portò un rinnovamento spirituale a quel punto necessario e salutare.
Metafisica e morale sono prodotti della mente e la mente è il principale ostacolo all'illuminazione. Lo Zen, tecnica che abolisce ogni orpello, esteriorità, tradizione, filosofia è l'essenza della Meditazione, della Meditazione come assorbimento diretto.
La Meditazione Zen va diritta alla fonte dello spirito, al volto originario di ciascuno di noi, al non pensiero da cui scaturisce il pensiero. Rigore ed essenzialità sono le sue prerogative. Secondo lo Zen l'unica via possibile è quella di allontanare da noi il nostro mezzo mentale per riuscire a vedere senza di esso, perché il risveglio si verifica con il contatto diretto con le cose, spogliate di concetti e significati.
L'insegnamento Zen si trasmette da Maestro ad allievo, da spirito a spirito, non su basi verbali, perché in nessun caso un concetto può rappresentare la realtà.
Questo tipo di meditazione si fuse splendidamente con la Via del Samurai, il Budo Giapponese che trovò nell'estrema rigidità delle regole Zen e nei suoi contenuti di vacuità ed assenza di reazioni emotive, il substrato fondamentale e necessario per la corretta applicazione della via della Spada.
Strumento dello Zen sono i Koan, proposizioni irrisolvibili logicamente, che hanno lo scopo di far capire che la ragione non è in grado di risolvere il problema centrale della conoscenza di sé. Il ragionamento viene usato per distruggere il Koan e per metterne in evidenza i limiti. Infatti nessun procedimento discorsivo, per quanto lungo, porta alla soluzione, ma con la lunga riflessione sul Koan nell'allievo si produce il vuoto mentale, lo stato di non pensiero in cui potrà ricevere l'illuminazione.
Alcuni metodi usati dallo Zen hanno lo scopo di mettere in evidenza contraddizioni e limiti della mente e di portare la tensione intellettuale fino a un punto di rottura in cui la ragione si ferma da sola, perché non è più capace di proseguire.
